Logopedista

Mi chiamo Sara Donina e sono una Logopedista laureata presso l’Università degli Studi di Pavia.


Il logopedista è il professionista sanitario che si occupa di prevenzione e cura delle patologie e
dei disturbi della voce, del linguaggio e della deglutizione in età evolutiva, adulta e geriatrica.


Più nello specifico, di cosa mi occupo?

Età evolutiva
− Disturbi del linguaggio: problematiche nell’acquisizione delle abilità linquistico-comunicative;
− Deglutizione disfunzionale: mantenimento di una deglutizione di tipo infantile;
− Supporto nei disturbi dell’apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia.

Età adulta e geriatrica
− Afasia: difficoltà acquisita nella comprensione e produzione linguistico-comunicativa;
− Disartria: disturbo articolatorio del linguaggio dovuto ad un problema neurologico (Parkinson,
sclerosi multiple etc.);
− Disfagia: difficoltà o disfunziona nella deglutizione derivanti da danni neurologici, traumatici,
da alterazioni strutturali della bocca o da sindromi.

Qualsiasi età:
− Disfonia: problematiche relative alla voce;
− Disfluenze/Balbuzie: disturbi della fluenza;
− Sordità: disturbi della comunicazione dovuti a disfunzioni dell’apparato uditivo.

Contatti:
cell: 3420482254
e-mail: s.donina01@gmail.com

Social:
FB: https://www.facebook.com/Logopedista-Sara-Donina-101671941960977
IG: https://www.instagram.com/saradonina_logopedista/

La Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori

 I figli hanno il diritto di continuare ad amare ed essere amati da entrambi i genitori. Hanno il diritto di manifestare il loro amore senza paura di ferire o di offendere l’uno o l’altro, diritto di conservare intatti i loro affetti, di restare uniti ai fratelli, di mantenere la relazione con i nonni, di continuare a frequentare i parenti di entrambi i rami genitoriali e gli amici.

2. I figli hanno il diritto di continuare ad essere figli e di vivere la loro età. Hanno il diritto di non essere travolti dalla sofferenza degli adulti, di non essere trattati come adulti, di non diventare i confidenti o gli amici dei loro genitori, di non doverli sostenere o consolare.

3. I figli hanno il diritto di essere informati e aiutati a comprendere la separazione dei genitori. I figli hanno il diritto di essere informati da entrambi i genitori, in modo adeguato alla loro età e maturità, senza essere caricati di responsabilità o colpe, senza essere messi a conoscenza di informazioni che possano influenzare negativamente il rapporto con uno o entrambi i genitori. Hanno il diritto di non subire la separazione come un fulmine, né di essere inondati dalle incertezze e dalle emozioni dei genitori. Hanno il diritto di non essere coinvolti nella decisione della separazione.

4. I figli hanno il diritto di essere ascoltati e di esprimere i loro sentimenti. I figli hanno il diritto di essere ascoltati dai genitori, insieme, in famiglia. I figli hanno il diritto di essere arrabbiati, tristi, di stare male, di avere paura e di avere incertezze, senza sentirsi dire che “va tutto bene”. Anche nelle separazioni più serene i figli possono provare questi sentimenti e hanno il diritto di esprimerli.

5. I figli hanno il diritto di non subire pressioni da parte dei genitori e dei parenti. I figli hanno il diritto di non essere strumentalizzati, di non essere messaggeri di comunicazioni e richieste esplicite o implicite rivolte all’altro genitore. I figli hanno il diritto di non essere indotti a mentire e di non essere coinvolti nelle menzogne.

6. I figli hanno il diritto che le scelte che li riguardano siano condivise da entrambi i genitori. I figli hanno il diritto che le scelte più importanti su residenza, educazione, istruzione e salute continuino ad essere prese da entrambi i genitori di comune accordo, nel rispetto della continuità delle loro abitudini. I figli hanno il diritto che eventuali cambiamenti tengano conto delle loro esigenze affettive e relazionali.

7. I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nei conflitti tra genitori. I figli hanno il diritto di non assistere e di non subire i conflitti tra genitori, di non essere costretti a prendere le parti dell’uno o dell’altro, di non dover scegliere tra loro, di non essere costretti a schierarsi con uno o con l’altro genitore e con le rispettive famiglie.

8. I figli hanno il diritto al rispetto dei loro tempi. I figli hanno bisogno di tempo per elaborare la separazione, per comprendere la nuova situazione, per adattarsi a vivere nel diverso equilibrio familiare, per abituarsi ai cambiamenti, per accettare i nuovi fratelli, i nuovi partner e le loro famiglie. Hanno il diritto di essere rassicurati rispetto alla paura di essere posti in secondo piano rispetto ai nuovi legami dei genitori.

9. I figli hanno il diritto di essere preservati dalle questioni economiche. I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nelle decisioni economiche e che entrambi i genitori contribuiscano adeguatamente alle loro necessità. I figli hanno il diritto di non sentire il peso del disagio economico del nuovo equilibrio familiare, e di non subire ingiustificati cambiamenti del tenore e dello stile di vita familiare, di non vivere forme di violenza economica da parte di un genitore.

10. I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni che li riguardano. I figli hanno il diritto di essere ascoltati, ma le decisioni devono essere assunte dai genitori o, in caso di disaccordo, dal giudice. I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni prese, in particolare quando divergenti rispetto alle loro richieste e ai desideri manifestati. Il figlio ha il diritto di ricevere spiegazioni non contrastanti da parte dei genitori.
Grazie e Buona giornata 
Dott.ssa Elena Conter 

Lo scrigno di Conter Orientatrice
Psicologa dott.ssa Elena Conter
Via Caionvico 1/a Brescia
3383283633c.elena_S@libero.it

La tristezza

La tristezza è un’emozione primaria che invia un messaggio informandoci che qualcosa o qualcuno di importante è stato perso.

Più una persona o una cosa è stata significativa, tanto più la perdita ha aperto una cicatrice che deve cicatrizzare. La tristezza chiede di piangere tutte le lacrime di cui abbiamo bisogno.

 Non esprimere il dolore, provoca un dolore ancora più forte.

Nella vita di tutti i giorni esistono esperienze nelle quali la tristezza diviene fondamentale, delle dinamiche naturali, biologico e psicologico.

Pensa ad esempio alle esperienze di separazione, di lontananza, o di lutto. Da quando siamo piccoli nella vita di tutti i giorni, assaporiamo la tristezza in momenti fisiologici prestabiliti, in cui si attivano alcune dinamiche specifiche.

Ad esempio i momenti di distacco verso la propria madre dopo i primi mesi di vita, i momenti di esplorazione del mondo che ci circonda o i momenti di allontanamento da ambedue i genitori. In tutte queste fasi è fondamentale sentire, accettare, provare e condividere la nostra tristezza, in quanto emozione naturale.

Esiste però un altro gruppo di separazioni, di tipo innaturale, forzate, che la persona subisce, in cui si evidenzia una tristezza naturale aggravata da dinamiche difficili, perché mal gestite dai protagonisti.

– La separazione familiare, quando una coppia di genitori divorziano. Spesso il/la figlio/a viene investito di dinamiche negative che attivano un dolore e una tristezza immensa, mal gestita, carica di difficoltà che non competono ai figli…

– La separazione dalla persona amata, quando perdi il tuo amore è un tipo di separazione forzata.

In questo secondo gruppo, quando la separazione è forzata e innaturale, oltre all’emozione di tristezza, vi è molto spesso anche l’emozione della rabbia.

In questi frangenti è importante sentire a pieno le emozioni. Solo sentendole, vivendole, l’energia di una persona torna a circolare nelle proprie vene.

Nonostante l’abbandono subito, dare senso e significato alle dinamiche che stai vivendo, serve per comprendere l’accaduto e riscoprire il proprio valore. Colui che soffoca le emozioni, invece, avrà solo un peso ulteriore da portare, che potrebbe risucchiarlo ancora più nel profondo.

Devi sapere che spesso, l’emozione della tristezza, se non gestita, può essere l’antitesi di momenti depressivi.

Ricorda che qualsiasi emozione arriva per un dato motivo. Non soffocarle, non nasconderle, non giudicare lo stato d’animo ma accogli il messaggio che ti portano.

Invece di tramutare in dramma la tristezza che senti, utilizzala quale momento in cui capire cosa ti sta chiedendo il tuo mondo interiore, cos’hai perso o chi hai perso. Capisci, comprendi e accetta, per ripartire ancora più forte di prima.

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

Ci sono genitori che fanno figli, senza essere genitori

I genitori non sempre sanno fare i genitori. Questo non è un controsenso! Tutto ciò è causato da una ferita narcisistica. Non lo ammettono facilmente.

La ferita narcisistica nasce dal fatto che non c’è spazio per l’altro, nemmeno di un figlio.

Anche se per un genitore narciso, è importante avere un figlio. E ancora di più avere dei figli migliore di: più degli altri, più belli, più bravi ed è meglio se assomiglia al genitore stesso.

Se non fosse così, nascerebbe un problema, potrebbero rifiutarli, o trattarli male.

Il bambino deve essere uno specchio per gratificarsi. Anche perché i genitori narcisisti, attivano la genitorialità solo verso se stessi, perché sono impegnati a prendersi cura del proprio bambino interiore e l’altro non esiste.

Quindi si deduce che il genitore narcisista non ha lo spazio psicologico per la cura!

Il proprio bisogno è più importante e il resto arriva dopo. Il figlio diventa un possesso, un diritto, e si calpesta se non fa ciò che desidera.

Quindi i figli faranno di tutto per accontentarli e sentirsi amati, una cosa infinita che durerà tutta una vita.

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

Aiutare bambini che perdono la calma

Ci sono bambini che sono ansiosi, spaventati, e devono recuperare la calma. Ma come???

Da piccolo, uno psicologo di nome Cohen Lawrence J, ha capito osservando dei pulcini, che quando si è spaventati, si resta immobili per proteggersi perché i falchi non mangiano chi non è vivo. Il pulcino si rimette a muoversi, anche se ha ancora paura.

Dopo svariati sperimenti nota che se ci fosse un ragionamento non vedo pericoli ma gli altri non girano tranquillamente quindi meglio restare ancora fermi!

I bambini quando sono spaventati guardano attorno per vedere cosa sentono gli altri. Se i genitori si mostrano spaventati a sua volta, il bambino non sarà in grado di ritrovare la calma.

Quindi lo psicologo suggerisce di interagire chiedendo loro: “guardami negli occhi e vedi se ho paura!!!”

Così si mostra che il sentimento della paura non c’è, o meglio si riesce a gestire. Di difficile realizzazione, ma si deve fare! Senza perdere il contatto della realtà.

Paura d’amare

Ogni essere umano ha paura di qualcosa. Qualcuno percepisce come una minaccia, l’amore ed è imprevedibile perché ciò che non si conosce è visto come incontrollabile. Talvolta ad incutere paura, potrebbe essere nulla di minaccioso, ma il soggetto ha un grossa difficoltà a spiegarsene le motivazioni. Così, sperimentano una filofobia, ovvero paura di amare, paura di innamorarsi o paura di instaurare una relazione alla cui base ci sia un vero innamoramento.

Ma l’amore è qualcosa di positivo, qualcosa che dà un beneficio alla persona e non una cosa da evitare. Eppure molti individui dichiarano di aver paura dell’innamoramento e paura di amare davvero un’altra persona. Molti sentono emozioni molto intense e percepite come incontrollabili, pericolose e prendono il sopravvento sul proprio modo abituale di fare e di pensare.

Tutti siamo alla ricerca di un amore, ma vivere una relazione seria spaventa! Ci sono tante resistenze mentali, che bloccano e non permettono di vivere serenamente.

Si parla dunque di filofobia o paura di innamorarsi mentre altri parlano di anoressia sentimentale: quando non si riesce ad amare davvero per il timore di soffrire (o soffrire ancora), ipercontrollano i propri sentimenti e esasperano il proprio bisogno di indipendenza e invulnerabilità.

Il filofobico manifesta sintomi di ansia e una paura sconsiderata e irragionevole, lo spinge a evitare tutte quelle situazioni, o persone, che potrebbero portarlo ad un coinvolgimento sentimentale. La paura di amare non si manifesta solo con difficoltà nell’approcciarsi, ma può portare a dei veri e propri attacchi di panico.

Cause della filofobia sono tante le sfaccettature, che impedisce di stare serenamente in coppia, in quanto la paura di amare porta ad atteggiamenti che fanno sentire il partner non amato e poco importante.

Hanno un timore di perdere il controllo della situazione, tipico delle persone molto razionali o di quelle che hanno sofferto per amore. Si tratta di una reazione di allerta che si attiva quando si ha la sensazione che la storia si fa più seria e si inizia a sentire emozioni più importanti.

In realtà, queste sensazioni, di inizio relazione sono normali perché l’innamoramento comporta necessariamente una perdita di controllo e un affidarsi all’altro.

Quando si è abituati ad avere il controllo sempre tutto, per carattere o per difesa da una potenziale sofferenza, non si è disposti a vivere in funzione di un’altro e quindi si ha talmente paura di amare da allontanarsi o allontanare l’altra persona.

L’amore è considerato una debolezza, qualcosa che ci rende vulnerabili e dipendenti, quindi l’altro diventa un potenziale pericolo. Quando l’amore passato è stato fonte di sofferenza, si teme di ritrovarsi nella stessa sensazione, di essere abbandonati, feriti, traditi o umiliati, e si cerca di razionalizzare e controllare, per quanto possibile, il proprio coinvolgimento.

Quando i sentimenti forti sono intesi come fonte di insicurezza e pericolo, nasce la filofobia. Non ci lascia più andare. Quindi si crede che l’illusione e l’atteggiamento di chiusura ci rende immuni dalle future sofferenze d’amore.

La paura di impegnarsi e la paura d’amare nasconde una paura della perdita di libertà. Spesso viviamo l’amore come un vincolo o un limite, che comporta impegno e responsabilità verso l’altro e dimenticando noi stessi. Amare diventa un sinonimo di obbligo, una costrizione all’interno di una relazione.

…… a domani.

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

Le emozioni provocano disturbi digestivi e intestinali

Sempre più persone soffrono di disturbi di stomaco e intestino e possono avere un’origine psicosomatica. Tra i sintomi più frequenti troviamo: stitichezza e diarrea, dolori addominali di tipo crampiforme, pancia e stomaco gonfi, meteorismo e flatulenza, digestione lenta, nausea, colon irritabile, dispepsia.

A questi disturbi si interviene con farmaci somministrati da medici di base, per tamponare la situazione, poi si procede con indagini diagnostiche che comprendono esami e test per scoprire le cause fisiche che li originano, come:

  • eventuali allergie e intolleranze alimentari
  • presenza di ulcere e infiammazioni della mucosa gastroduodenale
  • calcoli biliari
  • diverticoli o polipi intestinali e via discorrendo.

Sono tante le malattie che provocano disturbi all’apparato gastrointestinale, ma non sempre per un addome gonfio ed affaticato c’è una patologia, a volte a provocare il problema è la nostra psiche.

Ricordiamo che l’intestino è definito il “secondo cervello”, quindi un organo che capta e reagisce ai nostri cambiamenti d’umore, al nostro livello di ansia e di stress, e che nelle persone di sesso femminile e giovani, produce sintomi che non sono da sottovalutare. Anche se il mal di pancia emotivo non è grave, non è patologica, può sempre diventarlo se non si affrontano le cause psicologiche che ne sono all’origine.

Il funzionamento dell’intestino e del cervello è la loro comunicazione, la loro collaborazione o meglio la condivisione, “dialogano”. Nell’intestino sono presenti cellule neuronali, in minor quantità a quelle cerebrali, e influenzate da fattori fisici e da stimoli di vario tipo, tra cui le emozioni interne, che rilasciano ben il 95% della serotonina totale sprigionata dall’organismo.

La serotonina è l’ormone che regola gli stati d’animo, vengono inviate direttamente al sistema limbico del cervello, che ha il compito di rielaborale. Quando le emozioni hanno un tratto negativo, e associate a stati di tensione, ansia e/o paura, il cervello invia all’intestino “l’ordine” di rilasciare altra serotonina per gestire la richiesta maggiore dell’emoziono ma questo ha delle conseguenze sulla funzionalità dell’apparato digestivo.

La muscolatura addominale si contrae provocando gonfiore, diarrea o stitichezza, crampi, senso di tensione, spasmi. La tensione emotiva, lo stress, inducono una iper-secrezione di acido cloridrico da parte dello stomaco, cosa che può alla lunga provocare infiammazione delle mucose e quindi bruciori, gastrite, persino ulcere. La muscolatura addominale contratta nella zona diaframmatica, rallenta la digestione e crea la classica dispepsia.

Quindi una volta che gli esami clinici e i test allergologici hanno escluso l’origine patologica dei nostri disturbi gastrointestinali, bisogna cercare di lavorare sul nostro stato psicologico, analizzando i problemi, abbassando i livelli di stress e trovando delle valvole di sfogo.

Le emozioni negative possono farci ammalare, mentre le emozioni positive ci portano a vivere bene!!!!

Scritto da

Dott.ssa Elena Conter

http://www.psicologa.bs.it/ Psicologa “Lo scrigno di Conter”

Lo Psicologo

Lo psicologo è un professionista che interviene per favorire il benessere della singola persona, dei gruppi, degli organismi sociali e della comunità.

L’attività dello psicologo ha l’obiettivo di favorire il cambiamento, potenziare le risorse, accompagnare gli individui, le coppie, le famiglie, le organizzazioni (es. la scuola, le azienda, ecc.) in particolari momenti critici o di difficoltà, insomma si occupa del benessere del soggetto.

Si occupa anche di psicopatologia, ma non solo. Altre importanti aree di intervento riguardano una molteplicità di situazioni, personali e relazionali, che possono essere fonte di sofferenza e di disagio.

L’art. 1 della Legge 56/89 definisce:

“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

Psicologa

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

DISFARSI DI TUTTI I VECCHI RICORDI RENDERE FELICI.

Avere in casa l’ordine perfetto ha infatti degli effetti benefici anche sulla mente e sull’aspetto fisico. Il decluttering è la pratica di tenere la casa ordinata, darebbe la possibilità di alleggerire ia propria mente.

La prima cosa da fare per sentirsi molto più liberi è trovare il coraggio di buttare, di regalare, tutto quello che non si utilizza più, che è diventato troppo deteriorato o che evoca brutti ricordi.

L’accumulo compulsivo di oggetti e vestiti finisce per soffocare la vita quotidiana, legandoci in modo ossessivo ad oggetti materiali a cui viene dato un valore simbolico.

Svuotare diventa dunque un’attività zen con cui si può dire addio alle emozioni negative da cui non riusciamo a distaccarci.

Regali che ricordano storie passate, legati a momenti difficili devono essere gettati senza ripensamenti

Dopo poco tempo, ci si renderà conto che l’ordine in casa avrà degli effetti benefici anche sull’aspetto fisico e sulla salute mentale.

Fare spazio nella propria stanza significa aprire la strada ai cambiamenti e “disintossicarsi” dal passato.

L’importante è non sforzarsi e lasciarsi trascinare dalle proprie emozioni.

Sulla scrivania dovranno rimanere solo gli oggetti positivi, quelli capaci di lasciare spazio all’ispirazione e alla felicità.

Piangere ….

…. non significa diventare deboli ma lasciare andare tutta la frustrazione che si prova. Significa dimostrare che si possiedono dei sentimenti.

A volte hai le emozioni tanto forti che reagisci piangendo perché non le temi. Piangere non è altro che il riconoscere lo spirito e ti lasci andare ad esso. Piangere serve per rimuovere il dolore che si ha dentro. Se non lo fai ti chiudi in te stesso e ti blocchi innescando problemi emotivi.  

Essendo umani non possiamo sopportare troppi conflitti nella testa, lasciamoli andare  con ciò che turba, attraverso le lacrime.