Leggerezza

Italo Calvino narra:

“Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”

Esiste una leggerezza profonda, cioè una facoltà di distaccarsi dalla gravità e dalla pesantezza della vita. Ci impedisce di vedere la realtà diversamente e di comprendere a fondo la gioia e la bellezza di vivere.

In un mondo di stress e apparenze, la superficialità ci abbaglia, la pesantezza rende tutto molto più oscuro e scomodo intorno a noi, impedendoci di considerare la realtà per ciò che è reale.

Vivere con leggerezza sarebbe oggi un atto di ribellione ci spinge a modellare la nostra vita in base alle idee e alle aspettative che abbiamo; si dovrebbe seguire l’impulso della nostra vita con consapevolezza, senza attaccamenti, ma bensì con un vivace senso dell’esplorazione e con decisione. 

La leggerezza ci parla di vivere con arte, di vivere senza opporci resistenza, senza ostinarci a trattenere ciò che tende naturalmente ad allontanarsi da noi. La leggerezza sostiene l’accuratezza e la determinazione, non l’incertezza e l’abbandono al caso.

Ancora Italo Calvino sostiene: “Occorre essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma.”

La pesantezza sorge se abbiamo delle resistenze e del dolore. Quando ci sentiamo vittime in un rapporto, le nostre resistenze ci illudono di non poterci far nulla, di essere costretti a trascinare questo peso.

Con la consapevolezza possiamo infrangere l’illusione di non poter agire; la pesantezza esige tutta la nostra attenzione, vuole essere curato, nutrito, ma ci toglie le forza, il sonno, invade nella mente a tal punto che non riusciamo a pensare ad altro.

Basterebbe lasciare scivolare via tutti i dolori e i legami del passato, consapevoli che ce l’avremmo fatta comunque, evitandoci di diventare persecutori, succubi, inconsapevoli di noi stessi.

Le resistenze ci frenano nel vivere la vita con leggerezza; le resistenze sono le impronte delle ferite passate che proiettano la loro ombra sul presente e che indossiamo come pesi, blocchi; giungono anche a  fondersi con l’identità, ci si dimentica che potremmo toglierli.

Vivere con leggerezza richiede equilibrio, fluidità del pensiero, con distacco e tutto ciò richiede una grande consapevolezza e conoscenza di se stessi.

Non si sfugge dalla gravità ma la si usa per liberarsi dalla pesantezza del passato, e guardare il mondo da un’altra prospettiva; perché, come disse Albert Einstein, “non si risolvono i problemi con lo stesso tipo di pensiero che li ha creati”.

Potremmo pensare che vivere con leggerezza è vivere fuggendo di fronte alle difficoltà ma invece la leggerezza profonda accoglie le sfide, e ci libera da dolori.

La leggerezza invece ci insegna che la vita è composta da giornate buone che rappresentano la felicità e da giorni neri che sono la tristezza. Ma qualunque sia il cammino della tua vita, ricorda che devono coesistere e tralasciare le giornate negative!!!!!

Ti Preoccupi Eccessivamente??? Non Farlo

Come ci insegna Aristotele 

… Sappiamo infatti quanto il genere umano per sua natura sia incline a complicarsi la vita e quanto sia costantemente portato a ricercare una spiegazione e una soluzione a tutti i suoi problemi esistenziali, una condizione che di sicuro non aiuta a liberare la mente dai pensieri negativi e dalle preoccupazioni.

Pensare e ripensare a situazioni future preoccupandosene non cambierà lo svolgimento degli eventi e preoccuparsi per alcuni è un’abitudine, per altri ha lo scopo di aiutare la mente. Ma possiamo imparare a scegliere come agire rispetto a ciò che accadrà. Dobbiamo ritrovare gradualmente l’equilibrio e il benessere interiore.

Un metodo che può aiutare a migliorare la situazione è mettere il cervello in stand by trascrivendo su carta tutto quello che ti preoccupa, scrivere e annotare quello che ci preoccupa tenendoci spesso svegli la notte, è una strategia efficace. Lavorare su pensieri concreti aiuta a vedere i pensieri astratti influenzati dalle emozioni nella loro realtà. Al fine di trovare soluzioni in base all’importanza e all’urgenza di un problema rispetto ad un altro.

La meditazione contribuisce ad allenare la mente distogliendo l’attenzione dalle preoccupazioni che l’affliggono. Attraverso il respiro e la concentrazione, gradualmente il pensiero si sposterà altrove, donandovi una sensazione di serenità e leggerezza. 

La pratica aiuterà maggiormente e basterà solo chiudere gli occhi e immaginare i problemi che man mano svaniranno.

Lo stato di preoccupazione soprattutto quello cronico scaturiscano livelli di stress e irrequietezza ingestibili. L’attività fisica aiuta l’organismo a liberarsi dalle tensioni e dall’ansia, e in questo modo si comunica al cervello che non è necessario preoccuparsi.

Prova a fare una passeggiata a contatto con la natura, impara ad indirizzare i sensi verso ciò che ti circonda, apprezzandone i colori, i suoni e gli odori. Soffermati sulle emozioni che provi e concentrati sul movimento degli arti o sul respiro.

DISCUTERE SENZA ARRABBIARSI

Vi è mai capitato di arrabbiarvi per poco? In genere sentite il nervoso che vi assale, nel migliore dei casi siete contrariati, ma generalmente questo nervoso si trasforma in rabbia.

Questa situazione può capitare con il partner, a cena, con i parenti o sul lavoro. Indipendentemente dal contesto, il risultato è sempre lo stesso, arriviamo ad arrabbiarci.

Quando riflettiamo a mente fredda sulla situazione, ci rendiamo conto che non era nemmeno così importante; perché arrabbiarsi tanto da perdere il controllo, magari insultare l’interlocutore.

Questo succede perché viene messo in risalto il contrasto tra ciò che accade e ciò che pensiamo debba capitare.

Noi anticipiamo, ci facciamo delle aspettative e di come questa realtà debba essere, e quando la differenza tra realtà effettiva e attesa o desiderata supera il confine, ci invade la frustrazione e sopraggiunge addirittura la rabbia.

Percepire qualcosa che non corrisponde a quanto ci attendiamo o desideriamo. E così che ci sentiamo contrariati, arrabbiati, e magari pensiamo: perché proprio a me?

A questo punto tendiamo ad adottare uno stile difensivo, indossiamo la nostra armatura e ci apprestiamo a combattere contro l’altro. Non ci accontentiamo, desideriamo che la nostra opinione prevalga. Insomma, desideriamo sconfiggere l’altro.

È qui che sbagliamo, perché la discussione o la controversia è un’occasione per scambiarsi le idee, ascoltare i diversi punti di vista e arricchire la nostra prospettiva. Un argomento di confronto non deve trasformarsi in un campo di battaglia ma piuttosto di un scambio di informazioni, pensieri, opinioni nel quale ognuno apporta le proprie esperienze e riflessioni.

Comunicare con l’altro è uno scambio di pensieri, è una espressione di nostri punti di vista senza attaccare l’altro e senza il tentativo di convincere l’altro di cambiare opinione a tutti i costi. La nostra mente analizza la situazione attesa, la confronta con la realtà e cerca di sistemare per vivere bene. Ma non sempre questa modalità è adeguata a garantirci una vita sana ed equilibrata.

Saper “stare” con la situazione non gradita è una abilità da imparare, saper “essere”, “stare”, senza soffocare il disagio, bisogna vivere in maniera presente, non giudicante, consapevole. Non dobbiamo cadere nell’errore di soffocare le nostre emozioni, ma bisogna guidare la nostra mente, riconoscerle e metabolizzarle.

La nostra comunicazione è sempre impregnata di emotività, con toni negativi e positivi. Non vale mai la pena di arrabbiarsi. Possiamo discutere in modo civile e rispettoso, con un tono di voce basso e senza aggredire.

Siamo capaci di regolare le nostre emozioni e la discussione mettiamo in pratica il nostro autocontrollo emotivo. Impariamo a canalizzare in modo assertivo le nostre idee rispetto agli altri.

Rispetta il tuo interlocutore e fatti rispettare, non tentare di cambiare l’altro, limitati ad esporre in maniera chiara e semplice il tuo punto di vista.

Non dovrà necessariamente esserci un vincitore ed un perdente, ma cercate di creare uno spazio nel quale scambiarsi delle idee per uscirne arricchiti.

Ascolta l’altro. Create un atteggiamento più aperto e disposto al dialogo.

Controlla l’emotività, meno movimenti con le mani e abbassa il tono di voce, in questo modo l’interlocutore non si sentirà minacciato.

Apri la mente ai punti di vista diversi. Respira profondamente, trattieniti e chiediti se la discussione si sta sviluppando correttamente, e rinviarla o terminarla.

Smettere di stare male

Stai male perché lo permetti tu!!!

Star male significa non amare sé stessi, vivere senza equilibrio interiore che ci permette di essere in armonia con il corpo, la mente e lo spirito. Bisogna prendersi cura di sé, fisicamente, mentalmente ed interiormente per ristabilire un equilibrio e stare bene con sé stessi.

È più facile prendersi cura di figli, parenti, amici e animali !!! Spesso trascuriamo la cura di sé. Solo quando ci prendiamo veramente cura di noi, possiamo aiutare gli altri. Il primo passo per la ricerca del benessere di noi stessi, sarà quello di pulirci da tutta la sporcizia mentale che ci ha condotto a soffrire, svuotiamo i nostri carichi emotivi e negativi.

Bisogna impegnarsi e seguire qualche passo importante per equilibrare sé stessi. Inizia cambiando i pensieri, le emozioni e i comportamenti che potrebbero impedirti questo processo, poi lavorerai sulla creazione di uno stile di vita amata e soddisfatta.

Capita di parlare male degli altri consapevolmente, o senza farci attenzione, o di umiliare qualcuno direttamente, anche per scherzo. Questo modo di fare ti renderà antipatico, sia a chi subisce l’offesa ma anche alle altre persone che frequenti. È meglio accettare e potenziare invece le tue reali qualità, senza cadere nella superbia.

Nessuno è speciale! Pensarlo è un atteggiamento mentale autolesionistico. Siamo UNICI, diversi ma uguali e questo vale per tutti, ma non siamo speciali. Sposta le tue energie e la tua attenzione verso qualcosa di più costruttivo, che ti renda meno speciale, ma sicuramente più autentica.

Piacere a tutti non significa solo avere un atteggiamento accomodante e compiacente, significa anche fare delle cose, o sviluppare interessi, o anche studi e scelte di vita, in funzione degli altri. Chi è sé stesso piace sempre!!! Esprimere le proprie opinioni, i propri gusti, la propria personalità, anche con energia a seconda delle situazioni, genera rispetto e approvazione negli altri.

Ti criticano e ti infastidisce? Succede perché hai paura delle tue debolezze, inferiorità. Non puoi reagire negativamente ad una critica, anche se è costruttiva o scherzosa. Alla lunga, le persone che frequenti perderanno spontaneità, staranno attente a cose dire, non scherzeranno più.  Il tentativo di salvaguardare la tua immagine sociale, la peggiora! Le persone ti accettano con maggiore facilità se ti comporti come una persona imperfetta e soggetta a errori. Lavora più tempo ad accettarti, e magari a cercare di capire il perché di una critica. Ovviamente quelle gratuite o provenienti da persone maldicenti o invidiose lasciale stare e non pesarle!!!

Cerca di capire allora da cosa derivano questi timori, analizza le tue reali qualità, ed esercitati ad affrontare gradualmente le situazioni o persone che di solito hai evitato, rimanendo te stessa. Bisogna mettersi in gioco!

Per molti è difficilissimo esprimere liberamente le proprie emozioni, ma non devi reprimere le emozioni: piangere, arrabbiarsi, anche ridere. Avere una vasta gamma di emozioni da esprimere è qualcosa che ti rende umana. Quando c’è da piangere, da arrabbiarsi, da ridere, da commuoversi, da intristirsi, da impaurirsi devi farlo, anche se dovesse essere in pubblico, anche in situazioni socialmente imbarazzanti. Non temere il giudizio, anzi la tua sensibilità sarà apprezzata. Questo è sinonimo di coraggio non di debolezza, è stare bene con sé stessi.

Spesso noi attribuiamo le solite auto giustificazioni per spiegare i nostri fallimenti o insuccessi ma tutto ciò non dipende da noi ma da fattori esterni. Serve anche questo a proteggere la nostra autostima, si dà sempre la colpa agli altri. Questo modo di pensare è negativo perché non produce nessun reale potenziale di cambiamento in noi stessi, ci adagiamo, ci deresponsabilizziamo.

Ci sono delle convinzioni che provengono dall’infanzia, dalla società come:

  • dovevamo essere i migliori,
  • non bisogna sbagliare,
  • la nostra famiglia è migliore delle altre,
  • che i veri uomini non piangono,

ma sono delle perle di saggezza false e inutili che se da bambini possono essere a volte utili, da adulti devono essere reinterpretate e messe in discussione.

Credere di non essere abbastanza e di non meritare tutto ciò che c’è di positivo nella vita.  Niente di più sbagliato!

Impara a distaccarti

Il distacco emotivo non è di facile comprensione. Possiamo spiegarlo con il pensiero che tutti noi siamo solo di passaggio. Questo è un pilastro del buddismo, che è un sistema per raggiungere la pace spirituale, il benessere e la felicità.

Dobbiamo focalizzare l’attenzione su quello che desideriamo, dobbiamo fare i passi necessari per conquistare i sogni e trovare sicurezza nell’incertezza, lasciando andare ogni attaccamento al risultato. Il soffrire è il prezzo che si paga per i propri attaccamenti, contiene il disappunto per tutto ciò che non si è scelto, o non è stato possibile conoscere, o vivere.

Dovrei chiedermi: cosa voglio veramente? La risposta potrebbe essere: ”Tutto ciò che voglio nella vita è ESSERE FELICE!”

Se cerco la felicità fuori di me, quindi nel possesso di oggetti o nella sperimentazione di determinate situazioni, è fonte inesauribile di stress e insoddisfazione: fino a che non ho quello che voglio, mi sentirò ansiosa di ottenerlo. Oppure la cerco dentro di me, come un’identità che tralasciando l’esterno, dove più sperimenterò ansia e frustrazione, più attrarrò… lo stesso: ansia e insoddisfazione!

Ecco perché è importante provare a vivere distaccati dal risultato di ogni situazione che sperimentiamo. Dobbiamo imparare a vivere con l’impegno per migliorare il nostro futuro, ma restando focalizzati sul momento presente. In altre parole, muoversi verso quello che si desidera distaccandosi emotivamente dal risultato finale.

IMPORTNTE: L’attaccamento è l’espressione di insicurezza. La legge del distacco emotivo puntualizza che dobbiamo rinunciare all’attaccamento alle cose. Non dobbiamo rinunciare all’intenzione oppure ai nostri obiettivi, ma piuttosto all’interesse per il risultato. È un enorme cambiamento nel modo in cui comprendiamo il mondo e il modo di vivere. In effetti, nel momento stesso in cui perdiamo l’interesse per il risultato, ci allontaniamo dal desiderio, che viene spesso confuso con il bisogno, spingendoci così a perseguire obiettivi che in realtà non ci soddisfano. Se usiamo un atteggiamento più rilassato, anche se sembra un controsenso, ci risulterà più facile ottenere ciò che vogliamo, perché il distacco si basa nella fiducia nelle nostre potenzialità, mentre l’attaccamento si basa nella paura della perdita e nell’insicurezza.

Quando ci si sente insicuri, ci si attacca alle cose, alle relazioni o le persone. Più usiamo questo attaccamento, più aumenta la paura della perdita. Si può cadere vittima di schemi relazionali dannosi che soffocano la persona che amiamo e danneggiano profondamente la relazione.

Il distacco emotivo ipotizza un altro modo di relazionarsi, implica il non-dipendere da ciò che possediamo o dalla persona con la quale abbiamo stabilito dei legami affettivi. È importante capire che “distacco” non significa non amare, ma essere autonomi, liberi dalla paura della perdita per iniziare veramente a godere di ciò che abbiamo o della persona che amiamo. Il distacco non significa non godere e provare piacere per l’esperienza ma, al contrario, cominciare a viverla più intensamente, perché le nostre esperienze non sono più offuscate dalla paura della perdita. È fondamentale nell’arte di far accadere le cose che vuoi, e si vive in modo completamente soddisfatto e rilassato, ed è proprio questo non-attaccamento a portare verso l’obiettivo in modo rapido e sicuro.

Quando abbracciamo il distacco, gli obiettivi sono importanti per la direzione verso cui andare, considerando infinite possibilità, seguendo diversi percorsi e cambiando direzioni quando vogliamo. Così facendo non forziamo le soluzioni ai problemi. Quando si pratica il vero distacco, non ci si sente in dovere di forzare le soluzioni, ma siamo pazienti e aspettiamo e magari, scopriamo le opportunità.

Spesso ci concentriamo sulla parte negativa del problema e perdiamo l’opportunità che questo racchiude. quando crediamo che ogni problema contiene i semi dell’opportunità, ci apriamo a una più vasta gamma di possibilità. Così, troveremo la soluzione più velocemente e questo ci permetterà di crescere come persone.

“Tutte le cose alle quali ti aggrappi, e senza le quali sei convinto che non puoi essere felice, sono semplicemente la causa della tua angoscia. Ciò che ti rende felice non è la situazione intorno a te, ma sono i pensieri nella tua mente … “

Ogni volta che pensiamo a come vorremmo che cambiassero per poter essere felici, allora NON siamo distaccati dal risultato della situazione che stiamo vivendo.

Un esempio: se il mio partner mi trascura, invece di focalizzarmi su come cambiarlo e sul dolore che mi procura, dovrei distaccarmi da tutto questo e concentrarmi sulle opportunità che mi ruotano intorno: potrei frequentare una persona che riesca davvero ad appagare i miei bisogni insoddisfatti nel rapporto di coppia che sto attualmente vivendo.

Focalizzarsi solo su quello che desideriamo e nello stesso tempo vivere, apprezzare quello che sperimentiamo ora, è parte indispensabile del percorso verso la realizzazione del nostro obiettivo.

“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere” (Dalai Lama)

Il vero problema per la maggior parte delle persone, e quello che ci rende infelici, è il vivere in attesa dell’arrivo di un futuro migliore, invece è un atteggiamento che ci allontana dal godimento del presente e alla possibilità di sfruttare certe occasioni. Dobbiamo vivere il momento presente che è tutto quello che abbiamo!

Quando desideriamo qualcosa da non poter vivere senza, cerchiamo di parlare con noi stessi e diciamoci: “va bene, io per essere felice non ho bisogno di questo. Voglio solo illudermi. Quello di cui ho davvero, ma davvero bisogno, è il miglior risultato possibile in e per questa situazione, qualunque esso sia. Mi serve soltanto avere la consapevolezza che sto dando il meglio di me.”

Significa che dobbiamo bisogno di focalizzarci sul presente ed essere se stessi piuttosto che voler raggiungere a tutti i costi un risultato nel nostro futuro.

Quando impareremo a non farci influenzare eccessivamente da quello che vogliamo cambiare, vedremo letteralmente “comparire” nella nostra vita i nostri desideri, ci divertiremo e saremo più liberi e felici di quanto non siamo stati finora.

La gestione delle relazioni dall’inizio …

Vediamo appunto alcune regole generali utili nel rapporto sia nei confronti di qualcuno appena conosciuto, che in una coppia.

 La seduzione e il corteggiamento sono aspetti fondamentali che andrebbero elaborati e considerati sempre all’interno di un rapporto.

È di fondamentale importanza essere sé stessi nei nuovi rapporti, per non partire fin dall’inizio con basi fasulle.

Avere intimità e conoscersi profondamente c’è bisogno di apertura e disponibilità emotiva. Nei primi incontri si tende a mostrare solo le parti migliori di sé, perché si sta cercando di conquistare l’altra persona. L’importante però, è non tacere mai parti di sé o mentire e dire qualcosa di diverso da quello che si è realmente.

Bisogna sentirsi a proprio agio nell’esprimere sé stessi, anche aprirsi all’altro fa paura, si è più vulnerabili e ci si può ferire.

L’indipendenza deve essere alla base di ogni rapporto, è basilare per lo sviluppo di tutte le persone e per il benessere psico-fisico.

Per sedurre è fondamentale stare bene con sé stessi.

È importante trovare il proprio equilibrio, senza aspettare con il telefono in mano una sua chiamata, trovando hobby e interessi ai quali appassionarsi e che riempiano la nostra vita. Avere bisogno degli altri o non poter star da soli, costituisce delle relazioni tossiche. Essere indipendenti ci rende più affascinanti.

Non bisogna mai manipolare l’altro. Non è possibile pensare di costruire una relazione, lunga o breve che sia, sulla manipolazione o soprattutto sulla sofferenza altrui!

L’amore e l’attrazione si basano sull’essere sé stessi rispettando sempre l’altro, SEMPRE, e sul gioco della seduzione. Non per manipolare l’altro perché faccia quello che noi vogliamo.

Esistono tante tecniche di manipolazione come per esempio il vittimismo, l’isolamento, il silenzio, il senso di colpa, la bugia, la sottomissione che possono portare a relazione tossiche e dolore.

Paga essere semplicemente spontanei, e talvolta maliziosi, ma non manipolatori

È un segno di rispetto e può diventare anche una dipendenza da smartphone, che si chiama phubbing. Può portare molto spesso le coppie a logorarsi, lo smartphone diventa altamente presente e non se ne può fare a meno, isolandosi, e creando una mancanza di comunicazione.

Il telefono negli appuntamenti non deve essere presente ma si deve concentrare l’attenzione alla persona presente con il contatto visivo e l’ascolto attivo.

La seduzione può essere divertente. È un gioco più malizioso, razionale, spontaneo, divertente e insolito. La seduzione ha bisogno del proprio sé e che sia autentico, essenziale, naturali e vibranti, unici.

L’umorismo è un segnale di una forte personalità e non c’è niente di più attraente che far ridere. Ironizzare sui difetti porta a conoscenza dei propri limiti ma soprattutto l’accettazione dei difetti ottenendo una buona autostima, per accettare meglio le critiche.

L’autoironia serve ad alleggerire e a non prendere le cose troppo sul serio o sul personale permettendo una comunicazione leggera e serena. 

Sentirsi speciali per qualcuno è importante: trovare dei gesti, una comunicazione significativa per entrambi i partner, anche un gesto spontaneo e altruista, come una cena speciale, può contribuire a creare una situazione bella e particolare, anche i complimenti seduce l’altro. Bisogna cercare di creare un’intimità per la coppia.

 

Stare bene è alla base per la seduzione, bisogna rilassarsi e far rilassare quindi ci si deve lasciar andare e godere del momento. 

Si può pensare di esercitarsi nell’atto di rilassarsi con la meditazione, le passeggiate, l’ascolto della musica, il riposarsi, che sono tutte attività che aiutano a eliminare lo stress.

Interessarsi, fare domande, essere curiosi della vita dell’altro, sono tutti indicatori del fatto che una persona è interessata.

Per sedurre e conquistare bisogna mostrare interesse e ascoltare ciò che ha da dire, naturalmente devono essere reciproci.

Il linguaggio del corpo serve per mostrare interesse, sicurezza, empatia, un atteggiamento positivo e aperto nei confronti dell’altro.

Per aver successo nella seduzione bisogna imparare ad aspettare e avere pazienza, senza essere invadente, bisogna dare il tempo di pensare, valutare l’interesse, senza mai mettere pressione o assillare l’altro. Ognuno ha i suoi tempi e le sue necessità di spazio.

Mantenere la calma con certe persone

Con certe persone perdiamo la calma. Ci impediscono di controllare quel sentimento di rabbia che cresce rapidamente in fino a scoppiare. Potrebbero essere individui con un comportamento che minano l’equilibrio psicologico, generando rabbia, ed a volte talmente tanta da non gestirla più.

Ma siamo noi stessi che permettiamo a queste persone di farci arrabbiare, siamo noi ad acconsentire la risonanza dentro di noi, fino a destabilizzarci.

Quando una persona scatena rabbia, è come se pensiamo che questa persona abbia più importanza di ciò che pensiamo di noi stessi. Perdiamo il controllo e la capacita di pensare in noi, scegliamo di credere di più nell’altro.

Ricordiamo cheCarl Rogers ha detto: “Riconoscere che ‘io sono colui che sceglie’ e ‘sempre io sono quello che determina il valore che l’esperienza ha per me’, mi arricchisce, ma mi fa anche paura”.

Quindi la rabbia ci permette di esprimere un nostro sentimento ma per difesa tendiamo a puntare il dito contro gli altri, lontano da noi perché è più facile.  Ci aiuta con le responsabilità ed evitiamo di dover lavorare sulla rabbia e cercare le cause all’interno di noi.

Le nostre emozioni e le nostre sensazioni sono una nostra responsabilità perché, possiamo scegliere come sentirci in determinate circostanze, possiamo scegliere come reagire alle stesse, abbiamo la capacità di modulare le nostre reazioni e mantenere il controllo, ma ….

Così, ogni volta che ci arrabbiamo, stiamo cedendo il controllo all’altro, diamo un’importanza che non ha e gli permettiamo di mandare in crisi la nostra stabilità emotiva.

Allora basta!!!  Dobbiamo imparare a difenderci e riprendere la gestione delle nostre emozioni. Accettiamo che le emozioni sono nostre!!! Possiamo scegliere: soprattutto come reagire!!!

Prenderci la responsabilità delle emozioni, ascoltarle ed osservarle anche se può farci paura. Ciò ci permette di conoscere meglio, dentro di noi, e capire perché reagiamo in un certo modo.

Ma pensiamo meglio alla questione:

  • affidereste il vostro equilibrio psicologico ad uno sconosciuto che è scortese e antipatico?

La risposta è un “no” deciso, ma, dal punto di vista emotivo, è quello che facciamo ogni volta ci arrabbiamo. Pertanto, è importante imparare a mantenere la calma e reagire con tranquillità.

Scoprire l’origine della rabbia è importante, la persona che scaturisce la rabbia, chi è e che ruolo ha nella vostra vita. Potreste essere arrabbiati per una brutta giornata, per qualcosa non è andato come previsto, o perché avevate troppe aspettative per altro. La causa della rabbia la potete trovare dentro di voi, non ha senso cercarla fuori.

Esercitarsi a guardare dentro di voi stessi, vi permetterà di spostare l’attenzione dall’esterno verso l’interno, e il semplice cambio di prospettiva vi permetterà di riprendere il controllo della situazione. Non prendetela come qualcosa di personale …

Pertanto, è importante imparare a valutare le situazioni assumendo la corretta distanza emotiva. Per mantenere la calma nelle situazioni più complicate si potrebbe pensare che la rabbia sia una sorta di scelta.

Se una persona sta cercando di farvi arrabbiare potete decidere di permetterglielo o no. Se accettate questo dono, vi arrabbierete e la persona avrà acquisito potere su di voi. Al contrario, se non lo accettate, se non seguite il gioco di insulti e provocazioni, non avrà altra scelta che tenere per sé tutti quei sentimenti tossici e la rabbia svanisce. Trovate la giusta motivazione per superare la forte emotività.

Ricordate che ci sono persone che si comportano come se fossero tutto loro in senso emotivo, mi riferisco alle persone tossiche, ma sta solo a voi accettare che carichino questi sentimenti tossici.

Dott.ssa Elena conter

Psicologa

La Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori

 I figli hanno il diritto di continuare ad amare ed essere amati da entrambi i genitori. Hanno il diritto di manifestare il loro amore senza paura di ferire o di offendere l’uno o l’altro, diritto di conservare intatti i loro affetti, di restare uniti ai fratelli, di mantenere la relazione con i nonni, di continuare a frequentare i parenti di entrambi i rami genitoriali e gli amici.

2. I figli hanno il diritto di continuare ad essere figli e di vivere la loro età. Hanno il diritto di non essere travolti dalla sofferenza degli adulti, di non essere trattati come adulti, di non diventare i confidenti o gli amici dei loro genitori, di non doverli sostenere o consolare.

3. I figli hanno il diritto di essere informati e aiutati a comprendere la separazione dei genitori. I figli hanno il diritto di essere informati da entrambi i genitori, in modo adeguato alla loro età e maturità, senza essere caricati di responsabilità o colpe, senza essere messi a conoscenza di informazioni che possano influenzare negativamente il rapporto con uno o entrambi i genitori. Hanno il diritto di non subire la separazione come un fulmine, né di essere inondati dalle incertezze e dalle emozioni dei genitori. Hanno il diritto di non essere coinvolti nella decisione della separazione.

4. I figli hanno il diritto di essere ascoltati e di esprimere i loro sentimenti. I figli hanno il diritto di essere ascoltati dai genitori, insieme, in famiglia. I figli hanno il diritto di essere arrabbiati, tristi, di stare male, di avere paura e di avere incertezze, senza sentirsi dire che “va tutto bene”. Anche nelle separazioni più serene i figli possono provare questi sentimenti e hanno il diritto di esprimerli.

5. I figli hanno il diritto di non subire pressioni da parte dei genitori e dei parenti. I figli hanno il diritto di non essere strumentalizzati, di non essere messaggeri di comunicazioni e richieste esplicite o implicite rivolte all’altro genitore. I figli hanno il diritto di non essere indotti a mentire e di non essere coinvolti nelle menzogne.

6. I figli hanno il diritto che le scelte che li riguardano siano condivise da entrambi i genitori. I figli hanno il diritto che le scelte più importanti su residenza, educazione, istruzione e salute continuino ad essere prese da entrambi i genitori di comune accordo, nel rispetto della continuità delle loro abitudini. I figli hanno il diritto che eventuali cambiamenti tengano conto delle loro esigenze affettive e relazionali.

7. I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nei conflitti tra genitori. I figli hanno il diritto di non assistere e di non subire i conflitti tra genitori, di non essere costretti a prendere le parti dell’uno o dell’altro, di non dover scegliere tra loro, di non essere costretti a schierarsi con uno o con l’altro genitore e con le rispettive famiglie.

8. I figli hanno il diritto al rispetto dei loro tempi. I figli hanno bisogno di tempo per elaborare la separazione, per comprendere la nuova situazione, per adattarsi a vivere nel diverso equilibrio familiare, per abituarsi ai cambiamenti, per accettare i nuovi fratelli, i nuovi partner e le loro famiglie. Hanno il diritto di essere rassicurati rispetto alla paura di essere posti in secondo piano rispetto ai nuovi legami dei genitori.

9. I figli hanno il diritto di essere preservati dalle questioni economiche. I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nelle decisioni economiche e che entrambi i genitori contribuiscano adeguatamente alle loro necessità. I figli hanno il diritto di non sentire il peso del disagio economico del nuovo equilibrio familiare, e di non subire ingiustificati cambiamenti del tenore e dello stile di vita familiare, di non vivere forme di violenza economica da parte di un genitore.

10. I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni che li riguardano. I figli hanno il diritto di essere ascoltati, ma le decisioni devono essere assunte dai genitori o, in caso di disaccordo, dal giudice. I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni prese, in particolare quando divergenti rispetto alle loro richieste e ai desideri manifestati. Il figlio ha il diritto di ricevere spiegazioni non contrastanti da parte dei genitori.
Grazie e Buona giornata 
Dott.ssa Elena Conter 

Lo scrigno di Conter Orientatrice
Psicologa dott.ssa Elena Conter
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La tristezza

La tristezza è un’emozione primaria che invia un messaggio informandoci che qualcosa o qualcuno di importante è stato perso.

Più una persona o una cosa è stata significativa, tanto più la perdita ha aperto una cicatrice che deve cicatrizzare. La tristezza chiede di piangere tutte le lacrime di cui abbiamo bisogno.

 Non esprimere il dolore, provoca un dolore ancora più forte.

Nella vita di tutti i giorni esistono esperienze nelle quali la tristezza diviene fondamentale, delle dinamiche naturali, biologico e psicologico.

Pensa ad esempio alle esperienze di separazione, di lontananza, o di lutto. Da quando siamo piccoli nella vita di tutti i giorni, assaporiamo la tristezza in momenti fisiologici prestabiliti, in cui si attivano alcune dinamiche specifiche.

Ad esempio i momenti di distacco verso la propria madre dopo i primi mesi di vita, i momenti di esplorazione del mondo che ci circonda o i momenti di allontanamento da ambedue i genitori. In tutte queste fasi è fondamentale sentire, accettare, provare e condividere la nostra tristezza, in quanto emozione naturale.

Esiste però un altro gruppo di separazioni, di tipo innaturale, forzate, che la persona subisce, in cui si evidenzia una tristezza naturale aggravata da dinamiche difficili, perché mal gestite dai protagonisti.

– La separazione familiare, quando una coppia di genitori divorziano. Spesso il/la figlio/a viene investito di dinamiche negative che attivano un dolore e una tristezza immensa, mal gestita, carica di difficoltà che non competono ai figli…

– La separazione dalla persona amata, quando perdi il tuo amore è un tipo di separazione forzata.

In questo secondo gruppo, quando la separazione è forzata e innaturale, oltre all’emozione di tristezza, vi è molto spesso anche l’emozione della rabbia.

In questi frangenti è importante sentire a pieno le emozioni. Solo sentendole, vivendole, l’energia di una persona torna a circolare nelle proprie vene.

Nonostante l’abbandono subito, dare senso e significato alle dinamiche che stai vivendo, serve per comprendere l’accaduto e riscoprire il proprio valore. Colui che soffoca le emozioni, invece, avrà solo un peso ulteriore da portare, che potrebbe risucchiarlo ancora più nel profondo.

Devi sapere che spesso, l’emozione della tristezza, se non gestita, può essere l’antitesi di momenti depressivi.

Ricorda che qualsiasi emozione arriva per un dato motivo. Non soffocarle, non nasconderle, non giudicare lo stato d’animo ma accogli il messaggio che ti portano.

Invece di tramutare in dramma la tristezza che senti, utilizzala quale momento in cui capire cosa ti sta chiedendo il tuo mondo interiore, cos’hai perso o chi hai perso. Capisci, comprendi e accetta, per ripartire ancora più forte di prima.

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

Ci sono genitori che fanno figli, senza essere genitori

I genitori non sempre sanno fare i genitori. Questo non è un controsenso! Tutto ciò è causato da una ferita narcisistica. Non lo ammettono facilmente.

La ferita narcisistica nasce dal fatto che non c’è spazio per l’altro, nemmeno di un figlio.

Anche se per un genitore narciso, è importante avere un figlio. E ancora di più avere dei figli migliore di: più degli altri, più belli, più bravi ed è meglio se assomiglia al genitore stesso.

Se non fosse così, nascerebbe un problema, potrebbero rifiutarli, o trattarli male.

Il bambino deve essere uno specchio per gratificarsi. Anche perché i genitori narcisisti, attivano la genitorialità solo verso se stessi, perché sono impegnati a prendersi cura del proprio bambino interiore e l’altro non esiste.

Quindi si deduce che il genitore narcisista non ha lo spazio psicologico per la cura!

Il proprio bisogno è più importante e il resto arriva dopo. Il figlio diventa un possesso, un diritto, e si calpesta se non fa ciò che desidera.

Quindi i figli faranno di tutto per accontentarli e sentirsi amati, una cosa infinita che durerà tutta una vita.

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter