Ci sono genitori che fanno figli, senza essere genitori

I genitori non sempre sanno fare i genitori. Questo non è un controsenso! Tutto ciò è causato da una ferita narcisistica. Non lo ammettono facilmente.

La ferita narcisistica nasce dal fatto che non c’è spazio per l’altro, nemmeno di un figlio.

Anche se per un genitore narciso, è importante avere un figlio. E ancora di più avere dei figli migliore di: più degli altri, più belli, più bravi ed è meglio se assomiglia al genitore stesso.

Se non fosse così, nascerebbe un problema, potrebbero rifiutarli, o trattarli male.

Il bambino deve essere uno specchio per gratificarsi. Anche perché i genitori narcisisti, attivano la genitorialità solo verso se stessi, perché sono impegnati a prendersi cura del proprio bambino interiore e l’altro non esiste.

Quindi si deduce che il genitore narcisista non ha lo spazio psicologico per la cura!

Il proprio bisogno è più importante e il resto arriva dopo. Il figlio diventa un possesso, un diritto, e si calpesta se non fa ciò che desidera.

Quindi i figli faranno di tutto per accontentarli e sentirsi amati, una cosa infinita che durerà tutta una vita.

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

Aiutare bambini che perdono la calma

Ci sono bambini che sono ansiosi, spaventati, e devono recuperare la calma. Ma come???

Da piccolo, uno psicologo di nome Cohen Lawrence J, ha capito osservando dei pulcini, che quando si è spaventati, si resta immobili per proteggersi perché i falchi non mangiano chi non è vivo. Il pulcino si rimette a muoversi, anche se ha ancora paura.

Dopo svariati sperimenti nota che se ci fosse un ragionamento non vedo pericoli ma gli altri non girano tranquillamente quindi meglio restare ancora fermi!

I bambini quando sono spaventati guardano attorno per vedere cosa sentono gli altri. Se i genitori si mostrano spaventati a sua volta, il bambino non sarà in grado di ritrovare la calma.

Quindi lo psicologo suggerisce di interagire chiedendo loro: “guardami negli occhi e vedi se ho paura!!!”

Così si mostra che il sentimento della paura non c’è, o meglio si riesce a gestire. Di difficile realizzazione, ma si deve fare! Senza perdere il contatto della realtà.

Paura d’amare

Ogni essere umano ha paura di qualcosa. Qualcuno percepisce come una minaccia, l’amore ed è imprevedibile perché ciò che non si conosce è visto come incontrollabile. Talvolta ad incutere paura, potrebbe essere nulla di minaccioso, ma il soggetto ha un grossa difficoltà a spiegarsene le motivazioni. Così, sperimentano una filofobia, ovvero paura di amare, paura di innamorarsi o paura di instaurare una relazione alla cui base ci sia un vero innamoramento.

Ma l’amore è qualcosa di positivo, qualcosa che dà un beneficio alla persona e non una cosa da evitare. Eppure molti individui dichiarano di aver paura dell’innamoramento e paura di amare davvero un’altra persona. Molti sentono emozioni molto intense e percepite come incontrollabili, pericolose e prendono il sopravvento sul proprio modo abituale di fare e di pensare.

Tutti siamo alla ricerca di un amore, ma vivere una relazione seria spaventa! Ci sono tante resistenze mentali, che bloccano e non permettono di vivere serenamente.

Si parla dunque di filofobia o paura di innamorarsi mentre altri parlano di anoressia sentimentale: quando non si riesce ad amare davvero per il timore di soffrire (o soffrire ancora), ipercontrollano i propri sentimenti e esasperano il proprio bisogno di indipendenza e invulnerabilità.

Il filofobico manifesta sintomi di ansia e una paura sconsiderata e irragionevole, lo spinge a evitare tutte quelle situazioni, o persone, che potrebbero portarlo ad un coinvolgimento sentimentale. La paura di amare non si manifesta solo con difficoltà nell’approcciarsi, ma può portare a dei veri e propri attacchi di panico.

Cause della filofobia sono tante le sfaccettature, che impedisce di stare serenamente in coppia, in quanto la paura di amare porta ad atteggiamenti che fanno sentire il partner non amato e poco importante.

Hanno un timore di perdere il controllo della situazione, tipico delle persone molto razionali o di quelle che hanno sofferto per amore. Si tratta di una reazione di allerta che si attiva quando si ha la sensazione che la storia si fa più seria e si inizia a sentire emozioni più importanti.

In realtà, queste sensazioni, di inizio relazione sono normali perché l’innamoramento comporta necessariamente una perdita di controllo e un affidarsi all’altro.

Quando si è abituati ad avere il controllo sempre tutto, per carattere o per difesa da una potenziale sofferenza, non si è disposti a vivere in funzione di un’altro e quindi si ha talmente paura di amare da allontanarsi o allontanare l’altra persona.

L’amore è considerato una debolezza, qualcosa che ci rende vulnerabili e dipendenti, quindi l’altro diventa un potenziale pericolo. Quando l’amore passato è stato fonte di sofferenza, si teme di ritrovarsi nella stessa sensazione, di essere abbandonati, feriti, traditi o umiliati, e si cerca di razionalizzare e controllare, per quanto possibile, il proprio coinvolgimento.

Quando i sentimenti forti sono intesi come fonte di insicurezza e pericolo, nasce la filofobia. Non ci lascia più andare. Quindi si crede che l’illusione e l’atteggiamento di chiusura ci rende immuni dalle future sofferenze d’amore.

La paura di impegnarsi e la paura d’amare nasconde una paura della perdita di libertà. Spesso viviamo l’amore come un vincolo o un limite, che comporta impegno e responsabilità verso l’altro e dimenticando noi stessi. Amare diventa un sinonimo di obbligo, una costrizione all’interno di una relazione.

…… a domani.

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

Le emozioni provocano disturbi digestivi e intestinali

Sempre più persone soffrono di disturbi di stomaco e intestino e possono avere un’origine psicosomatica. Tra i sintomi più frequenti troviamo: stitichezza e diarrea, dolori addominali di tipo crampiforme, pancia e stomaco gonfi, meteorismo e flatulenza, digestione lenta, nausea, colon irritabile, dispepsia.

A questi disturbi si interviene con farmaci somministrati da medici di base, per tamponare la situazione, poi si procede con indagini diagnostiche che comprendono esami e test per scoprire le cause fisiche che li originano, come:

  • eventuali allergie e intolleranze alimentari
  • presenza di ulcere e infiammazioni della mucosa gastroduodenale
  • calcoli biliari
  • diverticoli o polipi intestinali e via discorrendo.

Sono tante le malattie che provocano disturbi all’apparato gastrointestinale, ma non sempre per un addome gonfio ed affaticato c’è una patologia, a volte a provocare il problema è la nostra psiche.

Ricordiamo che l’intestino è definito il “secondo cervello”, quindi un organo che capta e reagisce ai nostri cambiamenti d’umore, al nostro livello di ansia e di stress, e che nelle persone di sesso femminile e giovani, produce sintomi che non sono da sottovalutare. Anche se il mal di pancia emotivo non è grave, non è patologica, può sempre diventarlo se non si affrontano le cause psicologiche che ne sono all’origine.

Il funzionamento dell’intestino e del cervello è la loro comunicazione, la loro collaborazione o meglio la condivisione, “dialogano”. Nell’intestino sono presenti cellule neuronali, in minor quantità a quelle cerebrali, e influenzate da fattori fisici e da stimoli di vario tipo, tra cui le emozioni interne, che rilasciano ben il 95% della serotonina totale sprigionata dall’organismo.

La serotonina è l’ormone che regola gli stati d’animo, vengono inviate direttamente al sistema limbico del cervello, che ha il compito di rielaborale. Quando le emozioni hanno un tratto negativo, e associate a stati di tensione, ansia e/o paura, il cervello invia all’intestino “l’ordine” di rilasciare altra serotonina per gestire la richiesta maggiore dell’emoziono ma questo ha delle conseguenze sulla funzionalità dell’apparato digestivo.

La muscolatura addominale si contrae provocando gonfiore, diarrea o stitichezza, crampi, senso di tensione, spasmi. La tensione emotiva, lo stress, inducono una iper-secrezione di acido cloridrico da parte dello stomaco, cosa che può alla lunga provocare infiammazione delle mucose e quindi bruciori, gastrite, persino ulcere. La muscolatura addominale contratta nella zona diaframmatica, rallenta la digestione e crea la classica dispepsia.

Quindi una volta che gli esami clinici e i test allergologici hanno escluso l’origine patologica dei nostri disturbi gastrointestinali, bisogna cercare di lavorare sul nostro stato psicologico, analizzando i problemi, abbassando i livelli di stress e trovando delle valvole di sfogo.

Le emozioni negative possono farci ammalare, mentre le emozioni positive ci portano a vivere bene!!!!

Scritto da

Dott.ssa Elena Conter

http://www.psicologa.bs.it/ Psicologa “Lo scrigno di Conter”

Lo Psicologo

Lo psicologo è un professionista che interviene per favorire il benessere della singola persona, dei gruppi, degli organismi sociali e della comunità.

L’attività dello psicologo ha l’obiettivo di favorire il cambiamento, potenziare le risorse, accompagnare gli individui, le coppie, le famiglie, le organizzazioni (es. la scuola, le azienda, ecc.) in particolari momenti critici o di difficoltà, insomma si occupa del benessere del soggetto.

Si occupa anche di psicopatologia, ma non solo. Altre importanti aree di intervento riguardano una molteplicità di situazioni, personali e relazionali, che possono essere fonte di sofferenza e di disagio.

L’art. 1 della Legge 56/89 definisce:

“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

Psicologa

Scritto dalla dott.ssa Elena Conter

DISFARSI DI TUTTI I VECCHI RICORDI RENDERE FELICI.

Avere in casa l’ordine perfetto ha infatti degli effetti benefici anche sulla mente e sull’aspetto fisico. Il decluttering è la pratica di tenere la casa ordinata, darebbe la possibilità di alleggerire ia propria mente.

La prima cosa da fare per sentirsi molto più liberi è trovare il coraggio di buttare, di regalare, tutto quello che non si utilizza più, che è diventato troppo deteriorato o che evoca brutti ricordi.

L’accumulo compulsivo di oggetti e vestiti finisce per soffocare la vita quotidiana, legandoci in modo ossessivo ad oggetti materiali a cui viene dato un valore simbolico.

Svuotare diventa dunque un’attività zen con cui si può dire addio alle emozioni negative da cui non riusciamo a distaccarci.

Regali che ricordano storie passate, legati a momenti difficili devono essere gettati senza ripensamenti

Dopo poco tempo, ci si renderà conto che l’ordine in casa avrà degli effetti benefici anche sull’aspetto fisico e sulla salute mentale.

Fare spazio nella propria stanza significa aprire la strada ai cambiamenti e “disintossicarsi” dal passato.

L’importante è non sforzarsi e lasciarsi trascinare dalle proprie emozioni.

Sulla scrivania dovranno rimanere solo gli oggetti positivi, quelli capaci di lasciare spazio all’ispirazione e alla felicità.

Piangere ….

…. non significa diventare deboli ma lasciare andare tutta la frustrazione che si prova. Significa dimostrare che si possiedono dei sentimenti.

A volte hai le emozioni tanto forti che reagisci piangendo perché non le temi. Piangere non è altro che il riconoscere lo spirito e ti lasci andare ad esso. Piangere serve per rimuovere il dolore che si ha dentro. Se non lo fai ti chiudi in te stesso e ti blocchi innescando problemi emotivi.  

Essendo umani non possiamo sopportare troppi conflitti nella testa, lasciamoli andare  con ciò che turba, attraverso le lacrime.

Il rapporto tra figli e tecnologia

Spesso la tecnologia è una battaglia senza fine tra i genitori e i figli.

La disperazione di tanti genitori a portare avanti le regole. Senza però riuscirci!!! E scaturiscono punizioni, ricatti, minacce, senza ottenere nulla.

Entrambi non capiscono perché si innesca la guerra. I ragazzi si sentono non capiti dai genitori.

La tecnologia è un mondo fondamentale e parallelo per gli adolescenti. La qualità di tempo che i ragazzi dedicano a questa attività è circa 6 ore della giornata ma non vuole dire che sia una dipendenza.

Può essere una via di fuga dalla realtà, un evasione e non affrontare le vicissitudini della vita.

Generalmente il problema non è lo smartphone, ma è il rapporto tra i genitori e i figli.

Bisogna trovare una soluzione: si deve comunicare e non deresponsabilizzate. I figli vivono quel no come una totale incomprensione dello stato d’animo, nessun riconoscimento dei propri bisogni e il non essere accettati.

La loro reazione è “ non tollero la tua decisione che mi fa male, mi togli uno strumento in cui è racchiusa la mia vita, dove mi esprimo e mi comprendono. Quindi sei cattivo, non vuoi il mio bene ma il mio male,” quindi si arriva all’allontanamento dai genitori.

Invece dobbiamo cercare di capire e ascoltare il senso dei nostri figli !!!

Affrontare lo stress, in adolescenza

Bisogna imparare a gestire situazioni difficili, ostacoli e imprevisti.

Gli adulti non devono evitare lo stress ai figli. Che lo stress può essere anche utile e può dare effetti a lungo termine, di cui gli adulti non si rendono conto, semplicemente perché gli effetti che produce non si vedono. Uno dei principali fattori di stress è la scuola, ma ciò che stressa i ragazzi è la pressione della famiglia, cioè sentono il peso delle aspettative genitoriali. Si sentono riconosciuti solo in base al rendimento scolastico.

Non si sentono liberi c’è sempre il controllo degli adulti che è altissimo. Gli adolescenti non hanno più nemmeno la possibilità di prendere un’insufficienza senza essere scoperti, ne sono messi nella condizione di elaborare strategie di recupero efficaci e in autonomia.

I genitori per proteggerli da una frustrazione, impediscono ai figli di usare la loro capacità nel risolvere problemi, ma la scuola non è condizione estrema, in grado di non farvi fronte. Così facendo diventano più vulnerabili e più vittime dello stress.

Ci sono anche i social, fulcro intorno a cui ruota la vita dei teenager e un’altra fonte potente di tensione.


Nella vita esiste uno stress buono, una tensione che aiuta a superare le difficoltà

rende attivi prima di una verifica, o di dormire male la notte prima di un compito di latino, e che è normale. È una tensione positiva, è una attenzione finalizzata a migliorare le prestazioni.

I genitori devono abituare i figli, già da bambini, a vivere i piccoli stress perché acquisiscano autonomia, strategie di soluzione, tutti elementi importanti per affrontare la vita. Bisogna allentare i figli e poi monitorarli, ma mai gestirli.

Scritto dalla  dott.ssa Elena Conter

presso LO SCRIGNO DI CONTER

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Gli eccessi di una relazione

L’abuso è fisico, emozionale,mentale e verbale. La violenza fisica è ovvia, gli altri tipi di abuso sono più sottili e molto difficili da rilevare.  Ci sono parole, azioni, comportamenti, interazioni che nessuna legge punisce, ma che possono risultare ancor più invalidanti di una ecchimosi o di uno sfregio,perché feriscono, tagliano e segnano in modo indelebile la coscienza.

La provocazione continua e persistente, l’offesa, la denigrazione, l’umiliare, l’ossessionare, la svalutazione, il privare della privacy, la coercizione, il ricatto, il silenzio, la privazione della libertà, il riempire di responsabilità, la menzogna, la carenza nel lato economico, la noncuranza, la trascuratezza fisica e affettiva, l’esclusione dalle decisioni importanti della famiglia, lamanipolazione dei sensi di colpa, sono esempi in cui si manifesta la violenzapsicologica. Una persona vicina, che amiamo, e dalla quale non ci aspettiamo unsimile comportamento. Quando ce ne rendiamo conto siamo già impigliati nellaragnatela che ha costruito intorno a noi. Ovviamente la vittima non ha sesso;può essere sia un uomo che una donna.

Inizia con un’osservazione casuale su una questione banale, come il cuscino riordinato male, riporre i piatti in lavastoviglie o portare la macchina dal meccanico. Quella persona accuserà e farà sentire male il suo interlocutore.

Chi è accusato tenta di difendersi, ma ciò non l’aiuterà perché l’accusatore non ha la capacità di capire o risolvere il problema, lui vuole semplicemente attaccare. Il suo obiettivo non è che l’altra persona lavi i piatti o porti la macchina dal meccanico, queste sono solo delle scuse per iniziare il gioco della manipolazione e dare libero sfogo alla sua rabbia.

Chi agisce la violenza psicologica sull’altro che lo utilizza come bersaglio su cui scaricare i propri conflitti interiori, o lo ritiene un oggetto che deve essere posseduto per mantenere un’illusione di potenza;è un individuo che ha bisogno di sentirsi migliore, è un debole che cerca una vittima per sentirsi forte, è frustrato, è un incapace o si sente incapace,così proietta sull’altro la propria incapacità.

Ogni relazione presuppone una reciprocità, il rispetto per la persona e i bisogni dell’altro, il riconoscimento dei suoi diritti. Molte persone si sentono insicuri contro la sicurezza e sviluppano una rabbia che negli individui deboli e disturbati sfocia nella violenza.

E’ molto più semplice dare la colpa a se stessi/e, di non amare abbastanza, di non sopportare abbastanza: chi è vittima sviluppa meccanismi di difesa per non vedere una realtà che sente troppo dolorosa. Ma questa negazione produce uno stato di ansia fortissimo, che può sviluppare in irritabilità, agitazione o  depressione, mancanza di volontà.

La vittima di queste forme di abuso si sente inadeguata, non ha autostima, accetta continue umiliazioni, ha una visione distorta della realtà, dubita di sé, pensa di dover accettare i comportamenti dell’altro, di doversi rassegnare, per non mettere in pericolo la famiglia.

  • L’aggressore cerca di manipolare, presenta informazioni false per far dubitare della salute mentale dell’altro. L’aggressore nega ed crea situazioni ambigue che disorienta. In questo modo finiamo per dubitare anche di quello che abbiamo detto un minuto prima.
  • Anche il silenzio può essere usato come tattica di abuso emozionale, l’indifferenza associata causa profonde ferite emotive, perché aumenta il livello di ansia nella vittima, ma danneggia gravemente la sua autostima e provoca insicurezza. L’aggressore lo utilizza per punire la vittima. Fino a quando l’altra persona non ne può più e finisce per scusarsi di qualcosa che non ha fatto. Così l’autore raggiunge il suo obiettivo: dominare e manipolare giocando con le emozioni.
  • La proiezione è un meccanismo di difesa, attribuiamo agli altri desideri e sentimenti che ci appartengono, ma non riconosciamo come propri. Distorcerebbero l’immagine che abbiamo di noi stessi, li proiettiamo sugli altri e saranno più sollevati. La persona proietta sulla vittima le proprie insicurezze, paure e problemi. Accusa l’altra persona di mentire,quando è lui che mente. Scarica la sua responsabilità sull’altro, per creare confusione e cambiare l’immagine che ha di sé.
  • Raramente ricorre all’aggressione e alla violenza, o almeno non in modo evidente, perché lo scopo principale è quello di manipolare la vittima senza che la sua immagine risulti danneggiata. Pertanto, spesso ricorre a intimidazioni nascoste. La conversazione ha minacce indirette, fa capire alla sua vittima quali sono le conseguenze delle sue azioni e sottolinea che la responsabilità è solo sua.
  • Il manipolatore ricorre al vittimismo, scarica le sue responsabilità sull’altro. La lite finisce facendo sentire dispiaciuti anche quando non abbiamo fatto niente di sbagliato. Genera un senso di colpa che mantiene la vittima nella sua ragnatela. L’empatia ci fa cadere nella sua retee siamo più propensi a cedere alle sue richieste. La manipolazione emozionale è un gioco molto pericoloso, c’è sempre qualcuno danneggiato. Spesso le si utilizzano inconsciamente.

Tutto ciò richiede un forte investimento di energia e coraggio da parte di tutti vittima e aggressore!!!!

Scritto dalla  dott.ssa Elena Conter

presso LO SCRIGNO DI CONTER

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