Parlare di sè

Quanto dire di sè? Cosa dire? Perché vorremmo aprirci? Soprattutto a che fine?

Rivelare qualcosa di noi può essere un modo di dimostrarsi umani. Ad esempio, se al lavoro con strutture narcisistiche, dimostrarci umani e limitati può essere utili per far “abbassare la cresta” a chi ci idealizza. Come forma di compensazione.

Esiste un senso per tutto. Ne ha parlato e ne parla in profondità la psicoanalisi. Esistono delle aree di noi cui i pazienti è bene che non accedono direttamente. Noi però siamo obbligati a conoscerle e a tenerne conto. Perché? Il paziente fantastica di noi proprio perché esiste questa area cui non è possibile accedere. Mentre immagina noi, immagina e fantastica di sé. Se ci riveliamo con un tema sbagliato o per nostri bisogni inconsci tarpiamo le ali alla terapia. Significa allora che stiamo trasferendo sul paziente in modo inconsapevole il nostro bisogno di relazioni.

Questo per dire che la psicologia non è un semplice agglomerato di tecniche. È questione di sviluppo della sensibilità. La psicologia è l’incontro di due soggettività e non esiste regola fissa data ora e per sempre. La terapia è allo stesso tempo una relazione asimmetrica, alla guida ci siamo noi, sebbene in fondo ipotizziamo giustamente che sia solo il paziente stesso a potersi conoscere.

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