Gli effetti della rabbia

Tutto nasce dalla necessità di non tenersi tutto dentro e di esprimere la rabbia. Poca attenzione viene posta sulla necessità di esprimere la collera in modo appropriato.

Amici, partner e familiari vivono in un continuo stato d’ansia. Non si sa mai che cosa può scatenare la crisi di rabbia. Così finiscono per soppesare ogni parola che dicono. Anche una battuta innocente o un commento di troppo possono scatenare una reazione aggressiva. Il clima diventa teso. Si cerca di tenere buona la persona irascibile. Si evita il confronto e magari nascondendo delle cose per non farla arrabbiare.

Anche se si fa la pace, le brutte parole dette durante i litigi rimangono dentro, lasciando cicatrici difficili da rimarginare. Il rischio è che se gli episodi di rabbia si ripetono, il partner o l’amico della persona iraconda finisca per non fidarsi più e decida di interrompere la relazione o l’amicizia.

Chi tende ad esplodere durante un litigio con le persone care deve diventare consapevole delle conseguenze negative del suo atteggiamento. Le scuse non cancellano le offese fatte nel momento di rabbia: le cicatrici rimangono. Una volta presa coscienza della distruttività del proprio comportamento, bisogna cercare di capire quali pensieri ed emozioni possono innescare la crisi di rabbia.

E’ importante analizzare l’episodio che ci fatto infuriare. Questo fatto ci ha fatto arrabbiare perchè l’abbiamo vissuto come un segnale di disinteresse? l’abbiamo vissuto come una mancanza di rispetto? Oppure abbiamo pensato che ci stesse tradendo?

Esiste qualche spiegazione alternativa a queste? Spesso basta imparare a leggere le situazioni in modo diverso per imparare a gestire la collera.

Ogni soggetto con problemi di rabbia probabilmente sperimenta situazioni in cui la rabbia è una risposta adeguata ed appropriata.

Un piccolo consiglio: metti su carta tutta la vicenda, per poterla rileggere dall’esterno, in questo modo ridimensionerai l’accaduto e capirai che non sono quegli episodi a crearti rabbia.

Dobbiamo imparare a rallegrarci di più, a ridipingere la vita di nuovi colori, e imparare ad apprezzarci di più; così facendo le cose andranno certamente molto meglio per tutti. Non si tratta di semplicistico ottimismo, ma di liberarsi dal male del quale e’ possibile liberarsi di sicuro: quello che dipende da noi stessi.

la RABBIA

Arrabbiarsi è umano!!! La rabbia è un’emozione. Scaturisce spesso da un evento esterno che fa da miccia. Tale evento viene percepito, valutato, analizzato in maniera soggettiva. A volte basta una piccola indelicatezza o una minima scorrettezza da parte di una persona, anche cara, per suscitare una forte reazione di rabbia, una lite furente durante la quale si dicono o si fanno delle cose di cui in seguito ci si pentirà amaramente. La reazione è eccessiva e inappropriata rispetto all’episodio che l’ha scatenata.

La rabbia viene espressa in modo esplosivo. Non mediato dalla ragione e non di rado viene agita con comportamenti che mirano a distruggere l’altro e la relazione. Si offende pesantemente, si dicono cose orribili con l’intento di ferire, umiliare e si minaccia di porre fine alla relazione.

A volte si diventa fisicamente aggressivi (magari rompendo oggetti) o mettendo in atto dei comportamenti di ritorsione (tradire per ripicca, rivelare confidenze) che segnano la condanna a morte del rapporto.

Chi ha poco controllo della rabbia è poco o per niente consapevole sia delle vere motivazioni per cui si arrabbia sia degli effetti distruttivi che le sue esplosioni di collera hanno sugli altri.

Chi non riesce a controllare la rabbia, dopo la lite vorrebbe che tutto ritornasse come prima, che l’altra persona dimenticasse quanto è successo e non si rende conto che queste crisi possono danneggiare l’altro.

Ma anche dopo la collera, le cicatrici rimangono: l’altro comincia a sentirsi a disagio e si allontana.

Le esplosioni di rabbia rivelano una profonda sofferenza interiore. Si arrabbiano troppo, a causa della loro storia personale, sono particolarmente sensibili alle esperienze di perdita, rifiuto e abbandono.

Per questa ragione ogni minimo segnale di rifiuto o di disinteresse da parte di una persona significativa è in grado di innescare una sensazione di disperazione che si esprime con rabbia e accuse. Se ci pensiamo bene a farci arrabbiare non è mai l’evento in sè ma l’interpretazione che si da dell’evento.

La persona che non riesce a controllare la rabbia tende a leggere il comportamento delle persone care in modo negativo ed esagerato, giungendo a delle conclusioni infondate che confermano suoi peggiori timori.

Vengono interpretati come il segnale che l’altro non ci tenga. Abbia cattive intenzioni, che sia sul punto di lasciare o tradire. In realtà il problema è l’incapacità di fidarsi dell’altro. Si tende a focalizzarsi sulle sue mancanze e sui  comportamenti negativi, dimenticando tutte le volte in cui la persona cara è stata gentile e disponibile.

E’ normale che ci siano delle situazioni in cui l’altro è distaccato, insensibile o preso dai suoi problemi. Questo non significa che l’altro non ci tenga o che il rapporto sia in crisi.

La persona che si arrabbia in modo eccessivo spesso ferisce l’altro in modo consapevole e crudele. Dice quelle cosa che sa che colpiranno l’altra persona nel suo punto debole. La disfunzionale è far sentire all’altro  sofferente. Ferendolo come si è stati feriti.

 

Perdonare

La maggior parte di noi ha affrontato almeno una volta nella vita il tentativo di perdonare qualcuno. Perdonare è un’azione veramente faticosa. Tutti abbiamo nella vita persone che vorremmo strangolare. Persone che ci hanno danneggiato in qualche modo significativo e  che non tolleriamo.

 

Imparare l’arte di perdonare se stessi e gli altri, può regalarci benefici incredibili per la nostra salute fisica e mentale. La ricerca psicologica ha infatti dimostrato che perdonare ha l’effetto di alleviare stress, ansia, livelli di depressione e la rabbia.

 

La rabbia cronica può essere tossica per la nostra salute fisica e mentale. Può aumentare la nostra reattività allo stress e il rischio di sviluppare malattie organiche come quelle cardiovascolari. Se abbiamo troppa difficoltà a perdonare, accumuliamo grandi quantità di rabbia, risentimento e amarezza. Finiscono per danneggiarci a più livelli. Sapere che il perdono è un bene per la nostra salute fisica e psicologica, non lo rende facile da mettere in pratica. Purtroppo non ci sono soluzioni semplici per diventare più bravi a perdonare.

Perdonare non significa dimenticare, possiamo imparare a perdonare, ma continuano a ricordare le cose che ci danno fastidio. Non significa minimizzare l’esperienza vissuta. Si può perdonare ma ammettere che il trauma è stato reale e molto doloroso. Se perdoni non vuol dire che sei un idiota. Il perdono non è un segno di debolezza, ingenuità o stupidità, anzi il contrario.

 

Perdonare non dipende dal fatto che le altre persone si siano scusate con voi. Non possiamo aspettarci che le persone che ci hanno offeso o danneggiato capiscano pienamente i loro errori, potrebbero non ammettere nemmeno di aver fatto qualcosa di sbagliato. Ma se perdoniamo lo facciamo per il nostro beneficio, non per il loro. Non abbiamo bisogno di ricevere qualcosa da loro per perdonarli.

 

Perdonare è un processo, non è un fenomeno tutto-niente, o bianco-nero. Si può non essere in grado di perdonare completamente un’altra persona, ma si può lavorare per avvicinarsi a farlo. Perdonare accresce la salute e il benessere psicologico.

 

Se la rabbia cronica è tossica per la salute e il benessere e se nessuno vuole attorno persone cronicamente arrabbiate, risentite e rancorose, il perdono è davvero qualcosa che dovremmo imparare. Perdonare gli altri per le loro trasgressioni e le loro azioni è nel nostro interesse e non necessariamente nel loro.

 

L’ingrediente segreto del perdono è lasciare andare la rabbia.

 

Nella pratica clinica psicoterapeutica non è raro incontrare persone che hanno vissuto gravi traumi dal punto di vista fisico, sessuale, emotivo, finanziario. Coloro che sono riusciti ad affrontare meglio la vita sono anche quelli che hanno trovato il modo per perdonare se stessi e gli altri. Hanno lavorato duramente per lasciare andare la rabbia e il risentimento. Non hanno dimenticato ma sono riusciti ad affrancarsi dalla condizione di vittima, scegliendo (meritatamente o meno) di perdonare.

 

Non perdonare significa continuare ad avere “un conto in sospeso”. Il non perdono non ci allontana dalla persona verso cui proviamo risentimento e che non intendiamo perdonare, ma ci legherà ulteriormente e cronicamente a lei. Impegnarsi nel processo del perdono, invece, non solo ci dà l’opportunità di recidere quel legame, ma ci rende nuovamente disponibile una quantità di energia mentale altrimenti bloccata ed incastrata in quel rapporto.

In famiglia si deve comunicare

Spesso pensiamo di non essere capiti o di non comprendere fino in fondo l’altro. Sono sensazioni che proviamo dentro e fuori le pareti domestiche, ma non dobbiamo stupirci o preoccuparci. Quindi dobbiamo imparare a mettere in atto strategie di comunicazione efficace.

I problemi di comunicazione spesso nascono da un equivoco: parlare e comunicare sono due concetti completamente differenti.  Dobbiamo entrare in empatia con chi ci ascolta. Non dimentichiamo che chi ci ascolta è diverso da noi, per cui è necessario capire il modo più valido per entrare in sintonia, abbinare capacità di persuasione ed ascolto.

Parlare è essenziale, ma come comunicare?!

Bisogna saper bilanciare “cosa dico”, ossia il contenuto del messaggio, e “come lo dico” cioè quali strumenti, oltre alle parole scelte. Dobbiamo essere sicuri di essere lineari e di usare le tecniche verbali e non verbali in modo corretto.

Se dico no, ma il tono di voce non è fermo e la postura sicura, perdo parte del potenziale di comunicazione del mio messaggio.

Come comunicare

Per aiutarvi a capirlo e lavorare su voi stessi, vi proponiamo un esercizio di storytelling, cioè un racconto scritto, anche sotto forma di appunti, di un caso accaduto o di come vi comportereste in una determinata situazione.

Munitevi di carta e penna e provate a buttare giù il racconto, immaginando l’ultima discussione.

  • Cosa avete detto?
  • Come lo avete detto?
  • Siete riusciti a trasmettere le vostre emozioni, ma anche le vostre ragioni, al bambino che vi ascolta?
  • A mente fredda, cambiereste qualcosa?

Rileggete il vostro scritto, e provate a immaginare lo stesso discorso in modo più lineare.

Una valida strategia comunicativa efficace si basa sulla disponibilità di accettare e vivere positivamente i cambiamenti, costruendo un flusso di comunicazione che sia, contemporaneamente ascendente e discendente.

Occorre creare dal primo istante una buona immagine verso le persone con cui entriamo in contatto per raggiungere il nostro scopo, facendo sentire l’interlocutore a suo agio. 

Sappiamo davvero ascoltare? Per ascoltare ci vuole innanzitutto disponibilità verso l’altro, chiunque egli sia e di qualunque problema voglia parlarci. Bisogna avere un’apertura mentale tale da comprendere, accettare e non valutare.

Spesso proviamo un irrefrenabile bisogno di rispondere o di non ascoltare o di arrabbiarci se l’argomento non è di nostro interesse o come vogliamo noi.

Regaliamo tre minuti di pura attenzione al nostro interlocutore, senza fare assolutamente nulla.

Non fingiamo attenzione, non facciamo altro o rispondiamo a monosillabi, sediamoci vicino a lui o lei e ascoltiamo davvero. Solo così metteremo davvero in pratica tutto quello che la nostra intelligenza emotiva ci suggerisce.

 

I pensieri che assillano tanto fino a diventare fissazioni

Le fissazioni mentali ci rende schiavi, perché non si riesce a cambiare direzione alla propria vita. Il problema è all’interno della vostra mente.

Le ossessioni sono stimoli negativi che martellano il cervello senza riuscire a trovare una via d’uscita. Sono una conseguenza di eventi accaduti nel passato che provocano una regressione interiore, impedendo nuovi obiettivi. Più cerchiamo di evitare i pensieri indesiderati, più si intensificano ed è tutto controproducente.

Per risolvere e controllare le ossessioni:

1 Immaginiamo una strada e i pensieri sono una macchina in movimento. Un pensiero indesiderato ci tormenta allora l’auto esce di strada e va verso un dosso per arrestarsi. Analizziamo il momento dettagliatamente. Poi riprendere la strada come se nulla fosse accaduto. I pensieri cessano di dare fastidio. I primi tentativi saranno difficili soprattutto a delineare i dettagli.

2 Immaginate un segnale di stop sulla strada. Cercate di rendere l’immagine più vivida possibile con tutti i dettagli e quando vedete il segnale di stop tutti i pensieri negativi si arrestano

3 Immagina un fiume che scorre rapidamente portando con se le foglie degli alberi vicini. Visualizzatevi bene in mezzo al fiume fino ad avere la sensazione di trovarli realmente lì. Ricreate i dettagli per renderla reale poi incorporate i pensieri preoccupanti: immaginate che emergono da dentro per trasformarsi in una sfera e percepitene la consistenza, le dimensioni e il peso. Prendetela tra le mani e mettetela nel fiume con le foglie e lasciatela andare, scorre nella corrente fino a scomparire così vi riempirete di pace interiore

La mente non fa che focalizzare il pensiero e non c’è distrazione per interrompere il ciclo. Il pensiero è il più importante di ogni altra mansione. Diventa una fissazione che non riesce a farne a meno, fino a  sentire un senso di panico. Bisogna prendere dei seri provvedimenti!

 

 

Scritto dalla  dott.ssa Elena Conter

 

presso LO SCRIGNO DI CONTER

Via Caionvico, 1a  Brescia Tel  3383283633

 

elenaconter@gmail.com

c.elena_S@libero.it

 

www.psicologa.bs.it

Psicologo online

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Si propone di effettuare una consultazione psicologica online attraverso l’utilizzo del programma di videochiamata Skype.

La consultazione psicologica online serve per analizzare il problema, definire, valorizzare le risorse esistenti e comprendere come riportarlo a uno stato di benessere. Si cercherà di chiarire l’obiettivo che si vuole raggiungere, stabilendo un numero di colloqui utili per capire come affrontare il problema.

N.B.: Non si effettua psicoterapia, né diagnosi a distanza.

È semplice:
  • si prende un appuntamento e si paga
  • si vede a quel giorno/ora su Skype

La connessione audio e video è obbligatoria per partecipare agli incontri con lo psicologo online, insieme ad un paio di cuffie, ad un microfono ed il programma Skype.

Gli incontri con lo psicologo online hanno durata di 45-50 minuti circa e un importo di 65 euro, con pagamento anticipato tramite conto corrente bancario.

Inoltre, prima di effettuare un primo incontro, è necessario inoltre firmare un consenso informato contenente il trattamento della privacy, andranno compilati e inviati via mail allo psicologo sempre prima della prima seduta .

 

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Non si effettuano prestazioni psicologiche a distanza a minorenni senza il consenso informato di entrambi i genitori.

 

Il contatto da aggiungere al programma Skype è verrà fornito dalla segreteria dopo avere fissato l’appuntamento

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Se vogliamo prevenire le patologie dei figli curiamo prima i genitori: è un titolo provocatorio, tratto dall’articolo di Maura Manca, che ci offre un insegnamento fondamentale.

“Stiamo assistendo ad un fallimento del ruolo genitoriale di massa che indirettamente grava sulla salute mentale dei figli. Se mancano i punti di riferimento I figli cresceranno senza una direzione e ci sarà chi compenserà e chi devierà. Ho scritto queste parole sul Magazine AdoleScienza.it dopo l’ennesima conferma di quanto i disturbi psicopatologici di bambini e adolescenti si stanno aggravando in termini di intensità e di frequenza.

Non possiamo stare inermi a guardare questa lenta e inesorabile distruzione di massa e se vogliamo fare prevenzione dobbiamo accettare questa condizione e cambiare ciò che non funziona. Se prima di fare i cambiamenti non aggiustiamo ciò che non funziona, prima o poi i cerotti si staccano e dobbiamo riparare dall’inizio.

Ciò che a volte si dimentica e che la prima infanzia è una fase estremamente delicata in cui si pongono le basi solide su cui si costruirà un’identità stabile, una personalità forte, una adattabilità del bambino, poi adolescente ed infine adulto. É un periodo di plasticità neuronale e muscolare in cui il bambino è fortemente condizionabile in termini positivi e negativi, anche e soprattutto dall’apprendimento indiretto, ossia dall’esempio delle figure che lo accudiscono e dalle esperienze di vita che caratterizzano la sua vita.

I bambini hanno bisogno del legame, del conforto con il genitore, della relazione sociale, dell’attività fisica, di esprimersi da un punto di vista psicologico e fisico sentendosi contenuti da un adulto in grado di fargli da guida di dargli la mano quando serve e di dirgli “Vai ce la puoi fare da solo” quando è necessario. Hanno bisogno di chi non fa da paracadute solo per un egoismo personale, perché si fa prima, perché è meno faticoso, perché non si ha voglia di discutere con il figlio senza capire che se lo si cresce con la consapevolezza che avrà sempre e comunque un paracadute non spiegherà mai le sue ali. Deve crescere con la consapevolezza di un legame stabile, di essere riconosciuto e accettato, di avere un porto sicuro che gli permetterà di partire, di osare, di sperimentarsi perché sa che avrà dei pilastri su cui contare.

Ciò che invece tristemente vedo è che non si prende più in braccio un figlio per calmarlo, non ci si siede più con lui per farlo ragionare e capire cosa sta accadendo e di cosa ha bisogno, sì da uno smartphone, un tablet, una scorta di un ciuccio digitale che serve da calmante e da ansiolitici. É più facile, è più rapido, i bambini vengono anestetizzati davanti agli schermi e i genitori devono fare i benemeriti affari suoi in santa pace.

Posso comprendere i casi straordinari di necessità, ma ciò che distrugge un figlio e la continuità, la sistematicità, non l’occasionalità. Oggi siamo arrivati anche a non far camminare più i figli, a non insegnargli neanche dove mettere i piedi. Sono dotati di scarpe con le rotelle, di hoverboard (gli skate elettronici) per cui si vedono i bambini sfrecciare da soli e genitori che non si rendono conto dell’importanza di prendere la mano di un figlio e di camminare al suo fianco.

Il problema non è solo psichico, emotivo e di acquisizione di competenze psichiche, è anche fisico, mi trovo sempre più bambini che non sanno correre, saltare, andare in bicicletta, fare una capriola, che sono completamente scoordinate e non hanno il senso dell’equilibrio.

I bambini hanno bisogno di sporcarsi le mani di sbucciarsi le ginocchia, di confrontarsi con gli altri coetanei, non solo con la tecnologia e con gli adulti, non devono solo competere a chi è più bravo, più bello, a chi fa più cose, a chi è più talentuoso, a chi si mette meglio in posa, a chi fa i video e i selfie più belli a prendere già I like sui social.

Hanno bisogno di litigare di fare pace, di capire i propri limiti, il senso dell’amicizia e non di essere amici sui social e mandarsi cuoricini su WhatsApp, le distanze, l’empatia e al rispetto.

Devono crescere sviluppando le capacità di problem solving e le capacità intellettive attraverso la sperimentazione e le prove e di errori. Se si vuole insegnare ad un figlio ad essere responsabile bisogna prima essere responsabili e comportarsi da genitore responsabile.

Inoltre ci si deve ricordare che “in motu vita est”, la vita è movimento. La  staticità spegne, blocca porta alla morte psichica.

Affrontare la vita di petto e in maniera dinamica è il segreto per non ammalarsi e per non farsi schiacciare dagli eventi, anche se troppo spesso questi bambini non sanno neanche cosa sia la motivazione, la grinta, il credere in se stessi e in qualcosa o qualcuno è il senso della fatica. Rischiano di avere perso una partita in partenza perché nessuno ha “perso tempo” ad insegnargli a giocare la loro partita.

Allora non gridiamo allo scandalo, non arriviamo sempre dopo per chiederci il perché, la famiglia deve essere una risorsa fondamentale nel crescere un figlio da cui non si può prescindere ed è lì che dobbiamo investire se vogliamo evitare di continuare a parlare di patologia, disagio e devianza e smetterla di essere il Paese del dopo, della Pietà e dello scandalo, ma iniziare ad essere il paese del prima.

Questo articolo è stato scritto da Maura Manca e pubblicato sull’Espresso il primo settembre del 2017 ne traggo spunto semplicemente perché Condivido pienamente l’idea espressa da Maura Manca e trovo che ora sia proprio il momento giusto per diventare il paese del prima quindi prevenire che sicuramente meglio molto meglio di curare.

Il punto nero e lo spazio bianco

Scrivete su quello che vedete sul foglio che vi mostro.

  

 

Si constata che non c’erano domande sul foglio ma solo un punto nero al centro del foglio.

 

Tutti si concentrano sul punto nero e la stessa cosa accade alle vostre vite.

Tutti ma tutti avevano definito il punto nero, cercando di spiegare la sua posizione al centro del foglio.

Ma la cosa che non è Mai capitata  è che nessuno ha parlato della parte bianca del foglio…

I punti neri sono piccoli contro  tutto l’insieme che abbiamo nelle nostre vite, ma sono ciò che ci danneggia, ci distoglie l’attenzione da ciò che è buono.

 

Allora cercate di non prestare lo sguardo ai punti neri delle vostre vite, apprezzate i lati positivi che ogni momento la vita regala. Siate felici e vivete una vita piena di sentimenti positivi e di belle cose!

È difficile distogliere lo sguardo da quel piccolo punto nero anche se piccolo… È Quello che condiziona la maggior parte di noi. Non considerarlo costa fatica, determinazione e costanza. Chi si estranea dal contesto può riuscirci ad ottenere la felicità e la serenità nei rapporti interpersonali.

 

Ma se non ci si riesce.. Il ruolo dello psicologo è quello di avere la possibilità di intervenire e poter aiutare che esiste lo spazio bianco, quindi il bello, il positivo… Lo psicologo aiuta a vedere l’alternativa e a far star bene, solo se c’è la volontà nel percepirlo…

Molti tornano indietro o mollano poco dopo. Molti continuano imperterriti sulla propria strada anche se sbagliata. La volontà fa grandi cose! Significa mettersi in discussione, accettare i propri limiti ed analizzare i propri errori ed obiettivi; e prendiamo visione anche della propria  sofferenza. Significa ammettere che il cattivo non è. L’altra persona ma siamo noi stessi!

La paura è ciò che ci obbliga a proseguire verso la strada sbagliata.. Chi non lavora su se stesso ha la volontà la tenacia di continuare verso la propria comodità.

I consigli di Maria Montessori per essere un bravo genitore.

Essere bravi genitori è un obiettivo che hanno tutte le persone che mettono al mondo dei figli:

Sarò un bravo papà? Sarò una madre amorevole? Cosa vuol dire essere un genitore capace?

Per essere dei bravi genitori si deve prima di tutto ascoltare i propri figli, senza prevaricarli, anche quando sono molto piccoli.

Non ci si deve sostituire a loro, ma imparare con loro.

Maria Montessori, una delle pedagogiste più importanti del 20esimo secolo, ha un metodo che mette il bambino al centro dell’apprendimento.

Si possono seguire dei consigli per imparare a diventare dei buoni genitori:

·       I bambini imparano da ciò che li circonda.

·       Se un bambino viene spesso criticato, imparerà a criticare gli altri.

·       Se un bambino viene spesso elogiato, imparare a valutare gli altri.

·       Se a un bambino viene mostrata ostilità, imparare a combattere.

·       Se si è onesti con un bambino, imparerà il significato di equità. 

·       Se un bambino viene deriso, diventa timido.

·       Se un bambino si sente sicuro, imparerà a fidarsi delle persone.

·       Se un bambino viene fatto vergognare, imparerà a sentirsi sempre in colpa.

·       Se un bambino viene frequentemente incoraggiato, avrà una grande autostima.

·       Se un bambino è accondiscendente, imparerà la pazienza.

·       Se a un bambino viene dato sostegno, sarà sicuro.

·       Se un bambino vive in ambiente amichevole e sente che altri ne hanno bisogno, imparerà l’amore.

·       Mai parlare male di un bambino, in sua presenza o meno.

·       Concentrati sul coltivare il bene in un bambino. In questo modo, non ci sarà posto per lui per il male. 

·       Ascolta sempre e rispondi alle domande di un bambino.

·       Rispetta un bambino, anche quando commette un errore, così potrà correggersi.  

·       Sii sempre pronto ad aiutare un bambino che necessita di assistenza e fatti da parte quando ha trovato tutto ciò di cui ha bisogno. 

·       Aiuta un bambino ad approfondire le cose in anticipo.

·        Mostra sempre le migliori maniere per un bambino. Mostragli come essere il meglio che possa essere.